Eravamo tutti consapevoli che la gara di Venezia fosse una di quelle ad alto rischio: vuoi per la potenza sprigionata dagli uomini di Stroppa tra le mute amiche, vuoi per un trend positivo dei lagunari che dura da quasi due mesi. Eppure l’impatto del Catanzaro non era dispiaciuto affatto; squadra umile, operaia, ben raccolta nella propria metà campo e letale in una ripartenza nei primi minuti con D’Alessandro.
Ma il Venezia ha una cilindrata superiore, un gioco avvolgente, dispone di due-tre elementi troppo forti per la categoria (Doumbia, Perez e Yeboah fanno letteralmente paura) e poi , quando accelera, e’ capace di mettere in crisi qualsiasi avversario. Se poi affronti questi uomini mettendo in campo una concentrazione non ottimale ed un pizzico di ingenuità, mista a leggerezza, non hai scampo e il risultato non ti potrà mai sorridere.
Si racchiude qui la trasferta lagunare: un 3 a 1 che suona pesante, ma un pareggio che poteva essere strappato con le unghie e i denti da un Catanzaro che avrebbe dovuto mettere in campo un po’ di cattiveria in più. L’espulsione per un fallo grossolano di Verrengia- che fa il paio con quella di Frosinini la scorsa settimana- sono chiari indici rivelatori di un processo che ancora necessita di altre tappe di avvicinamento per stare a tavola con i grandi.
Torniamo sulla terraferma – in tutti i sensi – e concentriamoci sui prossimi impegni che solo uno sprovveduto potrà considerare abbordabili. Occhi aperti e barra dritta, il campionato è ancora lungo.
Forza giallorossi.

