Puoi cambiare casa, città, la riga sui capelli e pure direzione. E puoi cambiare il primo amore con quello vero, un amico che credevi non partisse mai e, invece, è sgusciato via come un lombrico. E puoi cambiare pure la grafia.
Una cosa, però, non potrai cambiare mai.
Perché sei nato con lei che ti ha preso tra le braccia dopo tuo padre e dopo tua madre.
È la tua squadra di calcio.
Quella che ancora ti fa trattenere il fiato, bestemmiare, gridare e piangere.
Una squadra di calcio, però, non è solo una squadra di calcio.
Sono le attese perse, i treni di stazioni solitarie, e autogrill per smorzare chilometri ed emozioni.
Una squadra di calcio è un gol, un rigore negato, la classifica che soffre, pane e frittata, e profumo di olio canforato.
Una squadra è, però, soprattutto un regalo che ti fai senza saperlo.
È un volto.
Anzi di più.
Sono i mille volti dei militi di un’idea che troverai sempre. Dietro l’angolo di un bar, in curva o dal fioraio. E che a Natale non sono più buoni. Ma sono veri.
Come le lacrime che tagliano il viso di un bambino e dei suoi eroi.